Controcanto #2 Obbedienza e disobbedienza

Aggiornato il: feb 22


"Per secoli re, sacerdoti, signori feudali, magnati dell'industria e genitori hanno proclamato che l'obbedienza è una virtù e che la disobbedienza è un vizio".

L’obbedienza ottenuta mediante atti di repressione che generano paura. Come dire che se devo sottomettere alla mia volontà un gruppo di persone, posso far loro paura, minacciandole con la forza e punendole con atti esemplari a testimonianza di ciò che può succedere a chi disobbedisce. Potrò chiedere loro di fare ciò che voglio io, ma dovrò continuamente rinforzare i segnali di “forza” per mantenere la paura che mi permette di decidere quali comportamenti approvare e quali no, fino a ottenere che nessun comportamento indesiderato si manifesti.

A poco a poco succederà che, per rispodenre al proprio “bisogno di sicurezza”, ciascuna persona orienterà le proprie attività quotidiane scegliendo solo quelle da me ammesse, pian piano i comportamenti ammessi diventeranno “valorosi”, acquisiranno il potere di orientare i cmoportamenti attenuando sempre più la necessità per me di agire la repressione, potrò investire energia e attenzione su altri possibili vantaggi per me derivanti dall “avere” a disposizione un gruppo di persone, ormai fedeli non solo a me ma a ciò che sarà diventato per loro “di valore”, i comportamenti che io avrò ammesso saranno l’orizzonte di “salvezza e tranquillità” che tutti cercheranno di raggiungere per poter avere una “vita serena”.

Ovviamente per orientare e promuovere dei comportamenti dovrò inoculare pensieri e convinzioni che ne presentino un “senso”. Ci dovranno essere frasi da ripetere per regolare i rapporti degli uni con gli altri, non dovranno approfondire troppo il senso del loro agire altrimenti potrebbero accorgersi che sono io a consegnare loro pensieri preconfezionati da pensare.

Avranno desiderio di incontrarsi e stare bene insieme ma per sentire un po’ di “star bene” basterà suggerire loro che un po’ di musica e del buon cibo li farà sentire sereni e divertiti (non gioiosi, divertiti è sufficiente, la gioia porta troppa energia e se ce n’è troppa avrei bisogno di ricominciare con la repressione dura).

Dovrò fare attenzione perchè il desiderio di libertà non si spegne nell’essere umano, ma se riuscirò a creare delle piccole libertà da far percepire come grandi, complete ed esaustive potrò avere persone fedeli al mondo che sto creando loro (non a me, io sarò a diversi livellli “invisibile” agli occhi dei più) soddisfatte di quanto hanno, cieche oltre quel confine.

Cieche per paura ridotta a quieta rassegnazione, separate dalla ormai flebile vibrazone vitale.

E allora ci saranno opzioni di vario genre da poter scegliere per loro, io deciderò la varietà delle possibili espressioni dell’iconica libertà individuale in modo che ciascuno possa percepirsi libero di scegliere fra queste.

La paura che avrò generato all’inizio si sedimenterà nelle loro menti e sarà trasmessa e rinformzata dalle relazioni ammesse fra loro e in quelle con chi in futuro verrà.

La paura iniziale sarà per me il fondamento della costruzione di questo mondo in cui farli interagire.

Sarà come giocare a un gioco con persone che non sanno che è solo un gioco, solo io lo saprò. E se qualcuno dovesse cominciare a sospettarlo, a mettere in discussione il valore di questo gioco, se qualcuno volesse cominciare a cambiare qualcosa a provare e sperimentare comportamenti o frasi non approvate sarò accorta a sfumare tali barlumi di luce. Mi basterà associare tali manifestazioni di vitalità ad altre e nuove possibili paure, distoglierò l’attenzione da tali persone che osano cominciare a guardare, farò in modo di metterli in ridicolo, li disinnescherò sminuendo e ridicolizzando i loro contenuti, le loro immagini, le dicerie su di loro. Farò in modo di isolarli, generando fatti ed emozioni che orientino l’attenzione di tutti su altro.

"L'uomo ha continuato a evolversi mediante atti di disobbedienza. Non soltanto il suo sviluppo spirituale è stato reso possibile dal fatto che nostri simili hanno osato dire no ai poteri in atto in nome della propria coscienza o della propria fede, ma anche il suo sviluppo intellettuale è dipeso dalla capacità di disobbedire: disobbedire alle autorità che tentassero di reprimere nuove idee e all'autorità di credenze sussistenti da lungo tempo, e secondo le quali ogni cambiamento era privo di senso".